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Le avventure di Ciottix il gallico

Stabiliamo subito una cosa: siamo nel I secolo avanti Cristo, chiaro? Ogni riferimento a persone attualmente esistenti è puramente casuale (e se ne tiriamo in ballo alcuni è solo perché ancora nessuno li ha gentilmente avvertiti di tornarsene al più presto nel libro di storia antica, che sarebbe anche ora).
Dunque: Giulio Cesare ha stravinto e la Gallia intera si trova sotto il dominio di Roma. Tutta? No! Un piccolo villaggio resiste ancora e sempre all'invasore. I romani lo chiamano Insula ed è abitato da gente molto testarda che non vuole piegarsi. Non che, uno dopo l'altro, i vari tribuni non abbiano provato a mettere la popolazione in difficoltà. Prima hanno demolito un'antica fabbrica di conserve innalzando al suo posto un palatium promiscuum (=condominio) ornato di una colonna dorica: una sola, sì, ma così grande che al confronto quella Traiana sembra un nanetto di gesso da giardino. Poi hanno rimesso a nuovo la Domus Littorialis (=Casa del Fascio) di Ospedalicchium, perché bisognerà pure far capire a questi barbari da dove veniamo. Poi hanno evitato di scavare un passaggio al di sotto della Via Florentia per rispetto delle divinità sotterranee, ma con poco rispetto dei pedoni sopraterranei che ogni volta rischiano di finire alternativamente sotto la quadriga di Ben Hur e sotto il cocchio di Messalla che si allenano. Poi si sono fatti venire da Babilonia un geometra e mago specialista nella costruzione di Zigurrat (=piramidi a gradoni, molto decorative in Mesopotamia ma un po' meno in Gallia) nonché in sortilegi spaventosi: le sue pozioni a base di Ortica riescono a trasformare prodigiosamente gli spazi verdi in parcheggi, le zone vincolate in terreni edificabili e spostano fondi e finanziamenti alla velocità della luce. Pur di vincere, i romani hanno arruolato di tutto: mercenari partenopei, spettri e fantasmi dei tempi del Clinamen Parvae Bononiae (=svolta della Bolognina) e, ancor più temibili, i devoti al culto della Bellis Perennis, pianta orientale da noi normalmente chiamata Margherita, di cui masticano continuamente i petali. Questo fiore ha effetti micidiali assai più del loto e dell'oppio: chi ne inghiotte grandi quantità piomba in uno stato di beato oblìo, dimentica chi è, cosa vuole e cosa è venuto a fare, e solo un misterioso rituale (consistente nello sbranare una porchetta intera) permette al malcapitato di recuperare per breve tempo la memoria.
Riusciranno i nostri eroi a respingere un'armata di così smisurata potenza, impedire il saccheggio del luogo che gli storici chiameranno poi col nome greco di Deltafina, arrestare un loro spregiudicato progetto (non a caso denominato Parco Roma) e restutuire Insula alla sua popolazione? Qualche speranza c'è. Le galliche schiere annoverano nobili guerrieri. Ciottix il Gallico quando era piccolo ha ficcato la lingua nella pentola della bevanda magica, se l'è scottata e per fortuna si è fermato lì, ma sulla lingua gli effetti della pozione sono permanenti: ha acquisito una forza sovrumana, parla per giornate intere senza stancarsi mai ed è riuscito a convincere anche uno come Acutis che, almeno a guidicare dal nome, dev'essere latino al cento per cento. Al suo fianco ci sono i fidi compagni di lotta e di governo Mascix e Bernacchix, sempre pronti ad adoperare le mani (in genere per piegare volantini e incollare manifesti). E poi disoccupati, studenti, lavoratori del braccio e della mente; tutte persone che sanno benissimo di cosa ha davvero bisogno Insula e soprattutto di cosa non ha bisogno: per esempio, di gente che fa il tribuno da una vita e ancora non si è messa a riposo.